Sta tornando la voglia di M&A, anche per le aziende italiane

Il mercato dell’M&A sembra far intravedere alcuni segnali positivi, sebbene il contesto generale permanga debole ed incerto. Liquidità di aziende sane e fondi, valutazioni al ribasso e rinnovato interesse per know-how e competenze ad alto valore aggiunto sono alcuni dei driver che favoriscono la ripresa.

A cura di: Gerardo Dal Piva, partner Finlife Corporate Finance

In questi ultimi mesi si stanno facendo più frequenti le notizie riguardanti la ripresa del mercato dell’M&A. Secondo un recente studio pubblicato da KPMG nei primi sei mesi del 2013 sono state chiuse operazioni per un controvalore di 10,6 miliardi di Euro contro i 5,2 miliardi del 1° semestre 2012. Dopo anni di stagnazione gli operatori industriali e finanziari stanno ritornando ad investire. Due sono gli aspetti che riteniamo maggiormente interessanti di questo rinnovato interesse verso l’ M&A:

  • Il trend non riguarda solo i cosiddetti “mega deal”, quelli, per intendersi, con valori della transazione superiori al miliardo di Euro, ma sta interessando soprattutto operazioni  di taglia medio piccola, tra cui spiccano numerose operazioni di ristrutturazione;
  • Sono in aumento non solo le operazioni puramente finanziarie ma soprattutto quelle con valenza strategica. Quelle operazioni, in altre parole, portate a termine da operatori industriali con una logica di crescita per vie esterne.

L’andamento dell’attività di M&A è abbastanza ciclico e probabilmente è ancora presto per attribuire a questi segnali di ripresa un significato di solida inversione di tendenza. Non dimentichiamo inoltre che nel 2012 i volumi delle operazioni sono stati circa la metà rispetto al 2007. Nonostante gli attuali segnali di ripresa siamo quindi ancora molto lontani dai volumi pre crisi.
Ciò nonostante il fenomeno è comunque, a giudizio di chi scrive, da interpretare come l’inizio di un cambiamento di mentalità degli operatori industriali. Se vogliamo si tratta di “un salto di qualità”, la presa di coscienza che per competere in un mercato globale la dimensione aziendale è importante e le operazioni di M&A sono una componente da inserire nei propri piani di crescita. Diversi sono i drivers sottostanti a questo rinnovato interesse per le operazioni straordinarie. Proviamo a citarne alcuni:

C’è liquidità nel sistema alla ricerca di opportunità di investimento.
I fondi di private equity si stanno guardando intorno per mettere a reddito la liquidità che non è stata investita nelle fasi più acute della crisi economica, quando l’attenzione degli stessi si è focalizzata più sulla gestione che sull’investimento. Le crescenti difficoltà ad utilizzare la leva finanziaria, talvolta in modo eccessivo, per operazioni di leverage buy-out, hanno imposto agli investitori istituzionali una  seria riflessione sul modello di business seguito fino al 2008, spingendoli a valutare con maggior attenzione progetti basati su una vera crescita industriale piuttosto che sul puro leverage. Anche le competenze industriali specifiche di settore dei private equity sono aumentate di pari passo, migliorando notevolmente le capacità di dialogo e di interazione con gli operatori industriali i quali, a loro volta, stanno con sempre maggior frequenza preferendo i fondi d’investimento quale fonte di finanziamento per i propri progetti di crescita rispetto al più tradizionale (ma ormai quasi inaccessibile) sistema bancario.
Anche molti operatori industriali si stanno proponendo con maggior frequenza sul mercato delle acquisizioni, forti di una situazione finanziaria e patrimoniale che, nonostante tutto, ha saputo contenere, reagire ed in molti casi migliorare in questi ultimi due o tre anni. Un recente studio di Mediobanca ha messo in evidenza che il rapporto tra debiti finanziari e totale attivo è mediamente diminuito dal picco del 70% nel 2009 ad un più bilanciato 50% a fine 2012. Le migliori società Italiane hanno ridotto la propria esposizione verso il sistema bancario, sostituendo il tradizionale indebitamento, che spesso era di breve periodo, con altre fonti di finanziamento più innovative quali prestiti obbligazionari o aumenti di capitale da riservare a soci finanziari.

La crisi degli ultimi anni ha selezionato le aziende migliori.
C’è stata, ed è tuttora in atto, una sorta di selezione darwiniana a vantaggio delle aziende che hanno saputo interpretare in anticipo il cambiamento dei tempi investendo in nuove tecnologie e nuovi prodotti ed avviando un processo di internazionalizzazione verso i mercati con più alto potenziale (BRIC e non solo) non limitandosi ai soli paesi oltre confine. Sono queste aziende, in questo momento, che stanno perseguendo strategie di crescita per vie esterne, consce dell’importanza che il fattore dimensionale ricopre per competere con successo nell’attuale contesto di mercato.

Valutazioni in diminuzione.
In Italia, e cosi in Europa, le valutazioni riconosciute dagli acquirenti sono mediamente molto più basse rispetto al periodo pre crisi, con il gap tra valori di mercato ed aspettative di prezzo dei venditori che si è ridotto notevolmente in questi ultimi anni. Il “Mid Market  Index”, pubblicato trimestralmente dal gruppo Italo-Svizzero-Francesce di private equity Argos Soditic, rileva che le valutazioni correnti, per transazioni nel segmento “mid market” operate da investitori istituzionali, si attestano su di un multiplo di ingresso sull’EBITDA pari a 6,3x (stiamo chiaramente parlando di un valore mediano calcolato su un campione di transazioni che abbraccia settori diversi tra loro), ben lontano dal picco di 10,5x osservato nel corso del 2006. Molte aziende oggi si trovano così nella favorevole condizione di mercato di poter cogliere delle opportunità importanti realizzando acquisizioni a condizioni economiche vantaggiose senza compromettere eccessivamente il proprio equilibrio finanziario.

Con i primi segnali di ripresa sta ritornando anche l’interesse per la manifattura e le competenze di nicchia.
Questo vale soprattutto per la manifattura di qualità, capace di realizzare dei prodotti ad alto valore aggiunto, frutto di un sistema produttivo cresciuto e strettamente legato al territorio, con una rete di relazioni e competenze difficilmente replicabili in altri contesti. Da questo punto di vista, non è solo il brand, quale prezioso fattore di vantaggio competitivo, ad attirare l’interesse degli investitori, ma anche e soprattutto la presenza di competenze ed abilità specifiche in nicchie di mercato ad elevato valore aggiunto.

In sintesi, ci sono quindi le condizioni favorevoli per quegli imprenditori che hanno il coraggio di sfruttare una situazione di mercato caratterizzata da una elevata offerta ed una limitata domanda. E’ un’opportunità però che per essere colta con successo richiede un’attenta pianificazione del processo di acquisizione in tutte le sue fasi. Bisogna prendere innanzitutto coscienza che le operazioni di finanza straordinaria sono diventate, da un lato, sempre più complesse e, dall’altro, richiedono tempi sempre più lunghi per il loro perfezionamento. La raccomandazione è quindi quella di superare la tentazione di fare da sé, ed affidarsi invece a consulenti specializzati in operazioni di questo genere, superando la diffidenza, tutta Italiana, verso tali operatori.
Acquistare o cedere un’azienda è un processo molto delicato che va gestito da un team di consulenti qualificati, con competenze integrate tra loro, in grado di mettere a disposizione non solo le loro esperienze in sede negoziale e contrattuale ma anche un network di relazioni nazionali ed internazionali cruciale per il successo dell’operazione. Solo operando in modo oculato, fin dalle prime fasi, un’acquisizione può creare valore anziché distruggerlo.

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